Spezzatino Macabro - Una Grottesca Commedia Nera

scritto da Torquemada
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Autore del testo Torquemada

Testo: Spezzatino Macabro - Una Grottesca Commedia Nera
di Torquemada

Estratto dal divertentissimo libro umoristico e satirico "La Fama e la Ricchezza" di Eugenio Flajani Galli, disponibile da Amazon, Google Play/Google Books, Mondadori, Feltrinelli, IBS e tantissimi altri store!    
Gennaro Esposito era un uomo con un unico e chiaro obiettivo nella vita: diventare ricco e famoso. D’altra parte vivere a Napoli, e come se non bastasse in un rione di periferia, aveva fatto nascere in lui questo sogno da coronare. Un sogno, però, già di per sè difficile da realizzare a Napoli, ma reso ancor più difficoltoso dal fatto che il governo Meloni l’aveva privato del suo reddito di cittadinanza. E che gli mancava molto, forse fin troppo, quasi quanto può mancare la poltrona a un politico trombato. Dopo aver conosciuto, come dettagliatamente narrato nel libro La Fama e la Ricchezza, Beatriz Do Nascimento Da Silva, favolosa transgender brasilera, si innamorò perdutamente di lei. Un amore però tossico, ossessivo e possessivo, che si scontrava con la cruda realtà in cui ella faceva un lavoro molto allegro e, ovviamente, con tanti uomini diversi. Ma paradossalmente era proprio a causa di tale lavoro che Gennaro poteva fare la bella vita – e ovviamente vantarsene dal vivo e sui social – senza lavorare. Infatti, dal momento che vantarsi con tutto il mondo e apparire come più di quel che si è sono atti particolarmente salienti, al giorno d’oggi, per la vita sociale e la realizzazione personale, Gennaro cercò giustamente di metterli in pratica nel migliore dei modi, ad esempio visionando dei video altamente didascalici su YouTube, consistenti nelle playlist di veri gangsta (t)rapper come Central Cee, 6ix9ine, Gucci Mane, Snoop Dogg e tanti altri che rappavano aulici testi inneggianti al fare la bella vita, essere i più “cazzuti”, avere i “big money”, “farsi le sexy bitch con il big ass che twerkano sul big dick” e via dicendo, al fine di copiarne il raffinato stile e il sobrio outfit e far morire di invidia tutti coloro i quali lo consideravano uno sfigato. Ma per giustificare come avesse fatto a permettersi uno stile di vita simile, Gennaro ne assegnava il merito al metodo Max Trading™, comparendo infatti anche tra le storie in evidenza del suo fuffa guru Elon Max e vantandosi di essere finalmente DIVENTATO RICCO!!!!!    
Tuttavia Gennaro aveva pur sempre questa ferita aperta nel cuore, costituita dal dover essere campato da una “donna”, che tra l’altro faceva anche il mestiere più antico del mondo, e che dunque doveva condividere con altri uomini, e con cui poteva avere un’intimità limitata alla sola giornata del lunedì, ovvero il suo giorno libero. Di fatto, durante tutti gli altri giorni Beatriz era sempre, a seconda dei casi, o troppo impegnata o troppo stanca per poter avere un'intimità fisica con Gennaro. Non a caso egli, con il passare dei giorni, diventava via via più insofferente nei suoi confronti, e sempre meno accettava il suo “lavoro” poichè, di fatto, la sua fama di cornuto stava diventando palese quanto quella di ESSERE RICCO!!!!!! Infatti tra i clienti di Beatriz egli riconobbe pure persone conosciute, amici di amici, che pertanto potevano benissimo spargere la voce che fosse lui a far prostituire la compagna e proprio per questo motivo era DIVENTATO RICCO!!!!!! Tale voce non tardò a diffondersi, e via via che si diffondeva, Gennaro temeva di perdere quell’onorabilità e accettazione sociale che aveva faticosamente ottenuto in precedenza facendo credere di essere DIVENTATO RICCO!!!!!! Uno sciagurato giorno perse così la pazienza, e dopo l’ennesima scenata di gelosia fatta a Beatriz, la colpì con una mazza che teneva da parte nell’eventualità che qualche suo cliente si comportasse male, e la povera brasiliana finì con il cadere battendo malauguratamente la testa contro uno spigolo. Gennaro cercò di rianimarla, ma fu tutto vano poichè purtroppo lei era deceduta sul colpo. A quel punto si rese altresì conto di essere diventato proprio il tipo di uomo – violento e privo di raziocinio – che avrebbe potuto far del male alla sua compagna, la quale egli avrebbe dovuto difendere nell’eventualità che si fosse imbattuta in uomini del genere, pericolosi per la sua incolumità. Ecco, questa eventualità si era appena concretizzata, ma ad opera non di un tizio qualsiasi, bensì di se stesso, l’uomo che l’avrebbe dovuta difendere. Disperato, Gennaro cercò di far sparire il cadavere tagliandolo a pezzi, per poi caricarlo sui trolley utilizzati dalla precedente proprietaria per venire in Italia, e che avrebbe dovuto svuotare durante la notte. In auto si diresse dunque sul cavalcavia dell’autostrada, quindi aprì i trolley e buttò il macabro “spezzatino” di Beatriz pezzo per pezzo giù dal cavalcavia. Ma sciaguratamente per lui, in quel momento si trovava a passare in autostrada l’auto blu di un senatore leghista di ritorno da Napoli in seguito a un incontro elettorale, sul cui parabrezza piombarono tutti i 25 kg di deretano di Beatriz, che non a caso venne in un primo momento scambiato dall’autista del senatore per un macigno gettato dal cavalcavia. La vettura, col parabrezza in frantumi a causa della “botta di culo”, non potè che finire prematuramente la sua corsa verso il nord, e una volta ferma ai margini della carreggiata, dalla stessa emersero il senatore, il suo portaborse, il suo social media manager e l’autista. Dal momento che per l’onorevole non vi erano dubbi sul fatto che sulla sua auto fosse stato gettato un masso per mano di qualche meridionale che voleva attentare alla sua vita, si affrettò a incaricare il portaborse di chiamare i giornalisti e poi la polizia, e il social media manager di avviare una diretta Facebook per denunciare l’attentato alla sua persona. Ovviamente nella diretta il senatore enfatizzava i toni, dicendo che lui e il suo staff erano miracolosamente scampati a un attentato mortale, sicuramente premeditato in quanto ordito nei minimi dettagli, di pressochè certa matrice camorristica. Ciononostante, aggiungeva che confidava nel lodevole lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, che era certo avrebbero consegnato alla giustizia simili criminali. In seguito all’avvento delle telecamere TV, il parlamentare si cimentò così in un comizio on the road commentando: “Quello che ho vissuto questa notte è un atto di una barbarie indescrivibile, ma non perchè è avvenuto il tentativo di attentare alla mia vita, ma per il fatto in sè che è stato ordito un attentato alla vita di un rappresentante del popolo e delle istituzioni! So di aver detto delle cose che sono risultate scomode per tante persone di malaffare che abitano il Mezzogiorno, ma io non mi farò mai intimidire da chi vive nell’illegalità e risponde con la violenza al dibattito pubblico. Non riusciranno mai a tenere cucita la mia bocca! Venendo qui a Napoli sapevo, e la mia famiglia sapeva pure, dei molteplici rischi a cui sarei andato incontro, ma lo voglio dire ad alta voce: IO NON HO PAURA! Continuerò sempre a battermi contro le ingiustizie e a far valere i diritti e i voleri degli onesti cittadini nonostante ci siano persone che me lo vogliono impedire perfino tentando di eliminarmi fisicamente! Anzi, questo è un ulteriore motivo per lavorare ancora di più a fianco dei cittadini, delle imprese, delle famiglie, dei lavoratori [...]” e continuò così per un’ora buona concludendo con l’invito rivolto agli onesti cittadini a riporre fiducia in lui alle prossime europee. Dopo la volta dei giornalisti fu quella degli inquirenti, i quali analizzarono quello che era stato descritto come il “macigno” utilizzato per l’attentato, e di conseguenza capirono che in realtà si trattava di qualcosa di leggermente diverso. Ciò però non impedì certo ai rappresentanti del popolo e delle istituzioni di continuare a fare campagna elettorale. A dare manforte al senatore e al suo vittimismo, si collegò in TV un suo collega e compagno di partito lombardo, il quale disse alle TV e alle radio che: “Questo ulteriore episodio di violenza avvenuto al sud è un assoluto scempio che necessita di essere fermato al più presto! Si tratta anche di un’importante questione di decoro pubblico, poichè tali episodi danno un’immagine pessima e denigrante della nostra nazione. E ora, solo per fare un esempio, mi riferisco al danno dal punto di vista turistico-ricettivo: ditemi quale straniero verrebbe a passare le vacanze in Italia se sapesse che gli può da un momento all’altro precipitare il sederone di qualche extracomunitaria di facili costumi sulla sua auto!? Non si può andare avanti così! Si tratta di una questione di civiltà: in Lombardia chi ammazza le prostitute le getta nei cassonetti dell’umido, avendole prima attentamente private di eventuali monili e altri oggetti di valore per poter così attuare un’adeguata raccolta differenziata...al sud invece si buttano dai cavalcavia diventando così un’arma impropria nelle mani di vandali o malintenzionati! E se anche non dovessero colpire autoveicoli potrebbero pur sempre danneggiare gravemente l’asfalto e creare sempre più buche e lesioni del manto stradale, che poi verranno risanate attingendo alle tasse versate dagli onesti contribuenti del nord! Pertanto ora più che mai bisogna dire NO ai cadaveri delle prostitute gettate dai cavalcavia! Gettateli piuttosto negli appositi cassonetti e cercate di dare un’immagine di decoro e civiltà al nostro paese!”. 

Il giorno seguente gli inquirenti erano stati comunque allertati dai clienti della defunta, i quali non riuscendo più a mettersi in contatto con lei avevano segnalato la sua presunta sparizione alle forze dell’ordine. Per poter però essere certi che il deretano buttato dal cavalcavia fosse proprio quello appartenente alla sig.na Do Nascimento Da Silva (e che quindi la sua scomparsa fosse coincisa con il suo decesso), gli inquirenti lo mostrarono ai suoi clienti chiedendogli se lo identificassero come quello appartenente alla defunta. Essi, in virtù di ricordi molto limpidi relativi a quella importante parte anatomica della loro escort preferita e ravvisandovi altresì la presenza di un suo tatuaggio, ne confermarono dunque l’appartenenza alla (oramai ex) legittima proprietaria. Essendo stata dunque appurata l’identità della vittima senza dover attendere i risultati del test del DNA, Gennaro – a questo punto indagato per omicidio – venne portato in commissariato e ivi interrogato: “Sig. Esposito, lei ha una doppia vita: in una è nu’ napoletano modello, che adora Maradona, nun si perde na’ partita d’o’ Napoli, canta e’ canzoni di Gigi D’Alessio senza nemmeno soffrire di diarrea, non ha mai dichiarato n’euro, s’aggiudica ogni bonus ISEE e aiuta le vecchiette a iscriversi a TikTok pe’ seguire Rita De Crescenzo. In un’altra però è nu’ violento neofascista, nostalgico, xenofobo, misogino e omofobo, e prova piacere nell’ammazzare i trans, come recentemente accusato di aver fatto co’ la signori...eh vabbuò, chiamiamola accosì a’ bonanima...signorINA (INA, INA, come no), ca si chiama...come cazz’ si chiama sa’ zoccola ca’...ah, ecco: a’ signorINA D’O’ Nascimiento Da Silvia!” lo accusò il commissario. “Ahahah! Questa sì che è buona, commissà! I’ n’agg’ mai alzato nu’ dito ncoppa a’ la guagliona! Si è trattato di nu’ iellato incidente domestico...chilla sa’ cascata pe’ conto suo e ha sbattuto a’ capa. Purtroppo ha inciampato co...eh, ora com’ agg’ a fa a dice...co’ a’ terza gamba!” confessò Gennaro. “E così mi volete fa’ crede ch’è stata na’ disgrazia, eh? E che voi manco la sfioraste a’ guagliona!?”. “Commissà, lo giuro, s’ha trattato d’o’ capitone...quello che teneva ammiezz’ e’ gambe. C’ha ‘nciampato e poi sa’ muorta, povera creatura!”. “E quindi voi non ce l’avevate co’ lei pe’ questioni che...diciamo accosì, che non era proprio donna, donna?!”. “No, assolutamente, commissà! Io anzi mi so’ spaventato assai pe’ come l’agg’ artruvata muorta inn’ a camera sua! Ma si sa, so’ inconvenienti d’o’ mestiere...poi l’agg’ fatta sparì giusto pe’ paura che c’andassi ammiezzo io a sta faccenda. E infatti mo m’artruvo ingiustamente accusato, e addirittura d’omicidio! Ma io a lei l’amavo. Mica ce l’avevo co’ lei pe’ sa’ storia d’o’ pacco ammiezz’ e’ gambe! Nun facite l’errore di scambiarmi pe’ omofobo, commissà! Che io so’ di ampie vedute, di mentalità aperta, progressista...na’ brava persona”. A quel punto, però, il commissario gli fece: “No, no, tranquillo, tranquillo...io errori nun ne faccio, che lo sacc’ fa o’ lavoro mio. E a proposito, guardate ca’ cosa abbiamo trovato mentre perquisivamo a’ casa vostra: na’ copia, udite udite, d’o’ Mondo al Contrario d’o’ generale Vannacci!”. “Ma non po’ esse! Sto libro non c’è mai trasito inn’ a’ casa mia!”. “N’autografo d’o’ generale Vannacci con affetto e stima a Gennaro Esposito ncoppa a’ prima pagina d’o’ Mondo al Contrario...”. “Agg’ detto che non po’ esse vero! I’ manc’ l’agg’ visto o’ generale Vannacci!”. Ma il commissario estrasse il telefono di Gennaro – precedentemente posto sotto sequestro – e aperta la galleria gli fece: “Uè, uè! Che teniamo ca’ inn’ o’ telefono?! Nu’ bel selfie a core a core col generale Vannacci mentre fa o’ gesto della decima!”. “Nu’ fotomontaggio, commissà! È na’ chiavica di fotomontaggio! Ha stata l’intelligenza artificiale!”. “Nu’ video inviato a inizio giugno a tutt’e’ contatti di Whatsapp col generale Vannacci ca dice...” e, premendo lo schermo, avviò il breve video in cui il generale chiamava alle urne la sua armata di elettori: “Il prossimo 8 e 9 giugno, quando andrete a votare per l’elezione del Parlamento Europeo, sull’apposita scheda fate una decima sul simbolo della Lega e scrivete Vannacci!”. “Marò! O’ virus, commissà! Sa’ infettato o’ telefono!”. Tuttavia, purtroppo per Gennaro questa sua versione del virus informatico non convinse molto gli inquirenti, i quali informarono di tutto l’accaduto anche il suo avvocato d’ufficio. Questi, una volta messo al corrente degli agghiaccianti e riprovevoli fatti avvenuti durante l’interrogatorio e di quanto emerso dalla perquisizione della casa e del telefono di Gennaro, non potè certo ignorare il grave crimine di cui questi si era macchiato, essendo stato infatti reo di aver votato il generale Vannacci. L’avvocato, in virtù della notevole gravità del gesto posto in essere da Gennaro, concluse che era meglio tirarsi indietro revocando il mandato al sig. Esposito, che essendo un elettore del generale Vannacci non poteva che essere xenofobo, omofobo, islamofobo, misogino, razzista, fascista e quindi di destra. Una volta rimesso il mandato ai sensi dell’art. 107 c.p.p., l’avvocato motivò dunque tale decisione con l’impossibilità – per motivi etici e deontologici – di procedere alla difesa di un uomo accusato di omicidio e, ancora peggio, di aver votato il generale Vannacci. “Un conto è difendere una persona indagata per omicidio preterintenzionale” argomentò l’avvocato non appena intervistato da un folto gruppo di giornalisti, “Perchè tale tipo di delitto – in base all’art. 584 c.p. – non può certo essere di natura intenzionale. Ma votare il generale Vannacci, invece, è un delitto assolutamente intenzionale! E in questo caso si ravvisano addirittura le aggravanti del vanto e dell’indurre persino altre persone a commettere un sì grave delitto!”. Queste affermazioni non fecero altro che far precipitare l’immagine mediatica di Gennaro, il quale veniva oramai trattato come un mostro per ciò che aveva fatto e pertanto messo alla gogna mediatica per il grave delitto di cui si era macchiato. In aggiunta a ciò, vi era inoltre l’iscrizione del suo nominativo nel registro degli indagati per l’omicidio di Beatriz, a seguito del riconoscimento del suo fondoschiena da parte dei testimoni. Un “culo” che, a dispetto del nome, non aveva portato tanta fortuna al sig. Esposito. O forse sì. Infatti tutto questo risalto mediatico determinò anche un’altra cosa: egli era finalmente DIVENTATO FAMOSO!!!!! Non passava giorno in cui la sua vicenda non compariva in qualche TG o su qualche giornale, e l’hashtag #GennaroEsposito imperversava sui social. Discorsi su di lui invadevano anche Whatsapp, e chiunque li faceva vedeva poi propinarsi su Facebook e Instagram pubblicità di serie crime targate Netflix. I mass media, infatti, lo raffiguravano come un assassino, dando dunque per scontate le accuse di omicidio che gli venivano mosse dal Pubblico Ministero, essendo d’altro canto poco redditizio per loro sposare la tesi difensiva secondo cui Beatriz sarebbe semplicemente inciampata con la sua “terza gamba” e, battendo la testa durante la caduta, fosse deceduta sul colpo. Una storia, questa, piuttosto ridicola e fondamentalmente di scarso interesse, che pertanto sarebbe stato infruttuoso – da un punto di vista economico – proporre a un pubblico di lettori o telespettatori. Gennaro aveva così raggiunto una fama a dir poco considerevole, nonostante l’ottenere un’adeguata notorietà in qualità di omicida-femminicida non fosse per nulla semplice dal momento che i femminicidi, in quanto oramai all’ordine del giorno, potessero garantire ai relativi fautori una notorietà di massimo 3/4 settimane, al cui termine i responsabili ricadevano immediatamente nel dimenticatoio, al pari di concorrenti di reality trombati e di corteggiatori che invece non lo erano in quanto le troniste da essi corteggiate non gliel’avevano data. Ma per Gennaro la questione era in un certo qual modo diversa: egli infatti era accusato di aver attentato alla vita della sua “donna” in preda a un impeto di rabbia e gelosia, ma la differenza con gli altri femminicidi consisteva nel fatto che la vittima non era una “donna” come le altre; dunque, se di fatto chi uccideva la propria moglie o compagna cadeva subito dopo nell’oblio poichè commetteva un reato fin troppo inflazionato, l’omicidio attribuito al sig. Esposito esulava invece dalla norma a causa di questa “piccola” differenza anatomica a carico della vittima. Dopotutto, un uomo che, seppur elettore del generale Vannacci, si innamora addirittura di una transgender e poi la uccide (probabilmente in preda alla gelosia, come speculavano d’altra parte i mass media) era una storia nuova e intrigante da raccontare per le TV e i giornali, e costituiva altresì un nuovo spunto per le conversazioni (online e offline), i post di Facebook, le storie di Instagram, i video di YouTube e TikTok, e di conseguenza la visibilità mediatica di Gennaro fu di gran lunga superiore a quella degli altri uomini che uccidevano la loro partner o ex. Addirittura gli fu concesso un permesso speciale per poter apparire in collegamento a un talk show di Rai 3, in cui si parlava, per l’appunto, di femminicidi, maschilismo, omofobia, transfobia, patriarcato e fascismo. Gennaro fu quindi invitato a “dibattere” con gli ospiti in studio, nella fattispecie un sindacalista con in mano la bandiera palestinese, un responsabile di un centro sociale con la maglia di Che Guevara, un deputato del campo largo con addosso la maglia della Global Sumud Flotilla e al collo la kefiah e, soprattutto, il presidente dell’associazione di partigiani genderfluid LGBTQIANPI+ – per chi non lo sapesse, il noto influencer @femboy_69 – in versione BDSM, con al guinzaglio uno slave, ovviamente a quattro zampe, posto preventivamente a cuccia. Completava la parterre di illustri ospiti Silvano il pappagallo partigiano, un loquace volatile dalla pronunciata indole socialista e antifascista, che prima di essere acquistato dalla Rai era di proprietà dell’onorevole Occhetto, il quale lo portava sulla spalla nelle sue apparizioni pubbliche al fine di dare un tocco di colore al suo ben noto outfit non proprio alla moda, che di certo non spicca per vivacità.
Il conduttore, dopo aver introdotto i sopracitati illustrissimi ospiti, descrisse la (nota) storia di Gennaro e il relativo fatto di cronaca nera che l’aveva reso famoso; inoltre specificò che il sig. Esposito è anche un grande fan del generale Vannacci, nonchè un suo elettore. A quel punto scoppiò un boato nello studio Rai: gli ospiti ivi presenti iniziarono a urlargli: “Fascista!”, “Omofobo!”, “Razzista!”, “Fascista!”, “Misogino!”, “Sessista!”, “Fascista!”, “Vergogna!”, “Questo si chiama patriarcato!”, “Fascista!”, “Omofobo!”, “Squadrista!”, “Vigliacco!”, “Fascista!”, “Ecco chi sono gli elettori di destra! Dei fascisti omofobi e misogini!”, “Vergogna! Fascista!”, “Il napoletano nero! Bigotto, ignorante, omofobo, xenofobo, razzista, misogino, patriarcale, sessista...ah, dimenticavo, fascista!”. “Guardatelo! Guardatelo bene! È il volto del male! Il volto di una persona di destra, una persona...fascista!”. E anche lo slave di @femboy_69, non essendo più malauguratamente a cuccia, gli abbaiò contro: “Bau, bau, fascista! Bau, bau, omofobo!”. E Silvano, dal canto suo, in un contesto del genere non potè di certo esimersi dal pronunziare in loop la sua parola preferita: “Fascista! Fascista! Fascista! Fascista! Fascista! Fascista! Fascista! Fascista! Fascista! Fascista! Fascista! Fascista! Fascista! Fascista!”. Addirittura il rappresentante del centro sociale arrivò al punto di criticare perfino il conduttore di sinistra, stigmatizzandone la decisione di aver invitato a parlare in TV il sig. Esposito: “È vero che al giorno d’oggi la TV dev’essere inclusiva e di tutt*, nessun* esclus*, ma concedere la parola addirittura a una persona di destra no! Quando è troppo è troppo! Fuori i fascisti dalla TV pubblica!” chiosò sollevando il pugno. A quel punto il povero Gennaro, non potendo materialmente instaurare un dibattito, commentò: “Marò, I’ so’ messo male, ma ca’ ci sta gente che sta chiù male ancora!” e ovviamente questa sua esclamazione fu sottotitolata sia per tradurla in italiano sia perchè altrimenti non sarebbe stata chiaramente udibile, essendo sopraffatta dai “Fascista!”, “Omofobo!”, “Sessista!”, “Buuu! Buuu! Fascista!”, eccetera, eccetera. Persa infine la pazienza, il sig. Esposito pensò bene di chiedere: “Ma la finiamo co’ sà cazzimma!?” e siccome però non finì un bel niente e, anzi, gli ospiti in studio ne approfittarono per urlare: “Compagni, il fascista ci vuole cucire la bocca!”, “Buuu! Buuu!”, “Vergogna!”, “Fascista!” e così via, allora Gennaro decise che era giunta l’ora di togliere il disturbo: “Potete chiudere sa’ chiavica di collegamento? Agg’ scontà a’ pena in pace!”. Essendo oramai la trasmissione orfana di Gennaro, per colmare tale vuoto il conduttore – in attesa dell’ospite seguente che sarebbe arrivato a breve – chiese al deputato di descrivere la sua esperienza a bordo della Global Sumud Flotilla insieme agli altri attivisti e, soprattutto, a Silvano. Egli cantò dunque le gesta del loquace compagno alato, il quale era solito stazionare appolaiato sull’albero maestro e sovente svolazzare in perlustrazione nei dintorni della nave al fine di segnalare l’eventuale presenza della marina dell’IDF. In tal caso non esitava a tornare sulla nave gridando: “Fascisti! Fascisti! Fascisti a babordo! Fascisti a tribordo!” e così via. Ma tutto ciò rigorosamente dopo aver fatto i suoi bisognini in testa ai marinai dell’IDF. Udita una sì toccante storia di coraggio, di lotta, di resistenza e, ovviamente, di antifascismo, il conduttore e gli ospiti in studio non poterono far altro che spendersi in un lungo applauso per Silvano il pappagallo partigiano, il quale intonò in loop: “Palestina libera! Palestina libera! Palestina libera! Palestina libera! Palestina libera!”. E proprio mentre Silvano intonava tale tormentone, fece il suo ingresso in studio il nuovo ospite, molto più gradito del sig. Esposito: l’imam di Ballarate in persona, leader di Hamas nella pianura padana. Giacchè si stava parlando di Gaza e dato altresì che in un talk show di Rai 3 è risaputo che è cosa a dir poco impensabile non affrontare in ogni puntata la questione palestinese, il conduttore ne approfittò per chiedergli: “Gentile imam, abbiamo appena avuto l’onore di ascoltare la testimonianza di lotta e di resistenza messa in atto dal compagno Silvano. Le sue gesta sono un monito e un esempio per tutti noi occidentali, moralmente tenuti a supportare in ogni modo e a ogni costo la resistenza palestinese, e chiamati dunque in causa per fermare questo abominevole genocidio che stanno barbaramente compiendo i nazi-sionisti. A suo avviso, esimio imam, cosa dovremmo fare per fermare gli ebrei fasci-sionisti e il loro stato criminale che risponde al nome di Israele?”. A riguardo l’imam fu molto chiaro e rispose che la soluzione sarebbe stata quella suggerita dall'?ad?th estratto da ?a??? Muslim, libro 41, numero 6985, in cui Maometto disse: “L’ora della Resurrezione non arriverà fino a quando i musulmani non combatteranno gli ebrei e li uccideranno, finché gli ebrei si nasconderanno dietro pietre e alberi, e le pietre e gli alberi diranno: Oh musulmano, servo di Allah, c’è un ebreo dietro di me, vieni e uccidilo!”. E dopo aver citato le parole di Maometto, ne riportò le gesta descritte ai versi 33:26-27 e 33:9-10 del Corano, narranti di quando, giunto a Medina nell’aprile del 627, fece decapitare tutti gli uomini appartenenti alla tribù ebrea dei Banu Qurayza, segnando così la fine della presenza ebraica in tale città. Facendo così un parallelismo con la Palestina, l’imam spiegò che era questa la strada giusta da intraprendere con lo stato di Israele e gli ebrei in generale, a maggior ragione in quanto suggerita dal Corano e dall’?ad?th del ?a??? Muslim. Una fonte, questa, molto rilevante giacchè gli ?ad?th sono per i musulmani, dopo il Corano, il secondo testo sacro per importanza (praticamente hanno lo stesso peso che hanno i vangeli per i cristiani). Dopo un caloroso plauso da parte degli ospiti in studio e del conduttore, questi chiamò in causa l’imam circa la piaga della violenza sulle donne, ed egli – dall’alto della sua immensa saggezza – rispose citando nuovamente il Corano e, in particolare, il verso della sura della Vacca (2:228) attestante la superiorità dell’uomo sulla donna, essendo il genere maschile “Un gradino più in alto”. Inoltre citò anche il verso della sura delle Donne (4:34) in cui viene espressa la preferenza di Allah verso gli uomini – e quindi la loro superiorità rispetto alle donne – e in cui compare anche il diritto e dovere di colpire quelle che non obbediscono all’uomo. Leggermente in imbarazzo, il conduttore chiese se colpire si riferisse proprio al gesto materiale di mettere le mani addosso alla donna o se invece avesse un altro significato, magari metaforico. Ma l’imam fu chiaro: il verbo daraba, in arabo, vuol dire proprio colpire, battere, percuotere. D’altra parte spiegò che tutto ciò è accettato anche dalla sharia, l’unica legge applicabile in quanto derivante dal sacro Corano e dalla sacra Sunna. Di conseguenza, in applicazione dei sacrosanti principi coranici, Gennaro – essendo un uomo, e quindi un gradino più in alto della donna – aveva tutto il diritto di picchiare la sua compagna laddove ella si fosse comportata male nei suoi confronti; egli, però, aveva sbagliato – sottolineò l’imam – a colpirla eccessivamente, al punto da portarla al decesso (tesi, questa, portata avanti dal Pubblico Ministero come causa della morte di Beatriz e ripresa così da tutti i mass media, che di certo non la mettevano in dubbio). Insomma, Gennaro veniva stigmatizzato dall’imam in quanto uomo piuttosto maldestro nel picchiare la sua donna, ed evidentemente questa sua competenza di “picchiatore” doveva essere affinata di modo da essere compatibile con i sacri versi coranici, che infatti invitano solamente a picchiare la donna disobbediente, ma non di arrivare a ucciderla. Il conduttore, al fine di concludere tale intervento nel modo più politically correct possibile, ringraziò l’imam per la sua “Preziosa e gradita testimonianza e per la condanna senza se e senza ma dell’efferato crimine compiuto dal mostro fascista  – nonchè, ricordiamolo, elettore del generale Vannacci – che risponde al nome di Gennaro Esposito”. E dopo il doveroso applauso degli altri ospiti in studio, il deputato ivi presente ne approfittò altresì per porgere anche i suoi ringraziamenti “A lei, gentile imam e alla magnifica comunità islamica di cui è portavoce, e che con i suoi valori, la sua cultura e la sua civiltà ha moltissimo da insegnare a noi occidentali!”. A seguito della messa in onda di questo talk show, la popolarità di Gennaro raggiunse letteralmente l’apice, ed egli aveva così finalmente coronato il suo sogno di ESSERE FAMOSO!!!!!!! E questo, dopo essere riuscito anche a far credere di ESSERE RICCO!!!!!! Sì, perchè questa sua fama di riccone era stata messa altresì in risalto dai mass media, poichè a seguito della perquisizione dell’appartamento in cui egli viveva venivano rinvenute decine di migliaia di euro in contanti che gli inquirenti – i quali ovviamente raccontarono tutto alla stampa – attribuirono alle operazioni in asset digitali che Gennaro tanto aveva decantato sui social come mezzo attraverso cui era finalmente...DIVENTATO RICCO!!!!!! Famoso, ricco, di destra e indagato, Gennaro era oramai l’equivalente di un Berlusconi del sud. E come Berlusconi, anche a lui questa vicenda legale andò meglio del previsto: infatti, a seguito della deposizione dei testimoni – ovvero i clienti di Beatriz – venne fuori che le dimensioni della “terza gamba” erano veramente notevoli e che quindi vi era realmente il pericolo di poterci inciampare. Il corpo del reato, ovviamente, non era più disponibile, ma al suo posto vi era un video che uno dei teste – un esibizionista il quale aveva l’abitudine di farsi filmare nei rapporti che aveva con i transessuali e poi se ne vantava facendoli visionare a terzi – mise orgogliosamente a disposizione del tribunale, e quindi del giudice. Egli, a seguito di tale visione, accettò dunque la tesi difensiva dell’inciampo nella “terza gamba” portata avanti dal sig. Esposito e dal suo (nuovo) avvocato, e questo sia perchè le sue dimensioni erano tali da poter rendere di fatto realistico un simile incidente domestico, sia perchè in fondo compativa pure un uomo come Gennaro che doveva convivere con una “donna” con tale ingombrante (e inquietante) caratteristica. Il sig. Esposito fu dunque condannato solamente per vilipendio di cadavere, ma scagionato dall’accusa di omicidio, non essendoci d’altronde prova alcuna per incriminarlo di ciò (nè testimoni, nè registrazioni di telecamere, essendo d’altra parte accaduto tutto nel contesto domestico, in cui vivevano solo loro due). L’essere pur sempre finito agli arresti non era comunque cosa piacevole in sè e per sè, ma si trattava d’altronde del prezzo da pagare per poter esibire al mondo La Fama e la Ricchezza, questi “valori” così tanto agognati nella società dell’apparenza e dell’opulenza in cui oggi viviamo.
    
Il resto dell'esilarante racconto di Gennaro nel divertentissimo libro satirico e umoristico La Fama e la Ricchezza di Eugenio Flajani Galli.    
Dott. Eugenio Flajani Galli    
© RIPRODUZIONE RISERVATA    
    
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NOTA: il presente racconto è di fantasia. Qualsiasi riferimento a persone, cose, luoghi ed eventi è puramente casuale. Data la natura satirica del presente racconto, il relativo contenuto è da ritenersi come di puro intrattenimento e non intende denigrare, diffamare e/o offendere alcuna persona, organizzazione, istituzione, azienda o movimento o partito politico.

Spezzatino Macabro - Una Grottesca Commedia Nera testo di Torquemada
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